Le analisi del sangue, la MCS, e una bella dose di sfortuna

Non c’entra al 100% con la Sensibilità Chimica Multipla, ma visto che questo è il diario di una MCS vi racconto cosa mi è successo l’ultima volta che ho dovuto fare le analisi del sangue. Niente dettagli raccapriccianti, giuro. Solo una leggera narrazione tragicomica. 😁

Se avete la Sensibilità Chimica Multipla sapete quanto è difficile avere a che fare con i disinfettanti. Ecco, io ho sempre avuto problemi anche con quelli usati per i prelievi del sangue. Per anni mi sono sentita un fragile fenomeno da baraccone, visto che dopo un prelievo il braccio continuava a farmi male per giorni. Più che il braccio, la vena dentro, come se sentissi ancora il buco aperto. Tutti quelli intorno a me pronti a dirmi che non era possibile, che ero suggestionabile, bla bla bla… finché con la diagnosi di MCS non ho iniziato a collegare tutto. Specifico che non necessariamente se siete MCS avrete questo tipo di problema, ma nel mio caso c’è complice anche una certa fragilità capillare.

Con queste premesse, come potete immaginare, le analisi del sangue non rientrano tra le mie attività preferite. Tra l’altro è anche complicato trovare un punto prelievi che si prenda la responsabilità di cambiare il protocollo e disinfettare il braccio con la sola acqua ossigenata (generalmente ben tollerata da chi ha la Sensibilità Chimica Multipla). Insomma, alla fine me la sono messa via e quando vado a fare le analisi metto già in conto che non avrò un braccio utile per 4/5 giorni. Pazienza. Come sempre.

Questa volta però l’esperienza è stata più allucinante del previsto. (Parte in sottofondo la musichetta da film horror…)

Devo fare analisi di routine in ospedale e analisi specifiche per lo stress ossidativo in una struttura privata. Questo vuol dire due prelievi ravvicinati. Va be’, mi dico, vorrà dire che li fisso a distanza di 5 giorni l’uno dall’altro così riesco a recuperare un minimo.

Inizio dall’ospedale. Mi fanno accomodare sulla sedia e indicano il braccio destro. Io sono destrorsa e ovviamente mai una volta che becchi qualcuno che mi fa il prelievo sulla sinistra. Mai! Voi direte: basta chiedere. Eh sì, certo. L’ho fatto in passato, ma la richiesta mi si è ritorta contro visto che la signora che prelevava si sentiva “storta” da quel lato e mi ha dovuto bucare tre volte per centrare la vena giusta. No grazie, mi tengo il braccio dominante ammaccato.

Passano il disinfettante sul braccio (per fortuna con l’obbligo mascherine covid ancora attivo nelle strutture sanitarie almeno non sento la puzza) e infilano l’ago. Tutto moderatamente bene. Da anni scelgo di non guardare l’operazione in corso perché mi fa abbastanza schifo, quindi non vedo cosa succede al mio braccio. Mi sembra però che questo prelievo duri un’infinità. Strano. Forse serve tanto sangue per tutti quegli esami. Poi sento la voce della mia carnefice commentare: “eh, mi sa che si è rotta la vena, si sta gonfiando”. Prendo atto. Che la preferissi intera, la vena, siamo d’accordo tutti. Comunque porto pazienza. Come sempre.

Mi alzo, saluto, esco. Tutto ok. Appena uscita dall’ospedale mi tolgo la maschera e respiro aria fresca. Il braccio non lo voglio nemmeno guardare. Inizio a camminare verso l’auto, mentre frugo col braccio buono nella borsa, alla ricerca del pacchetto di biscotti che dovrebbe lenire le mie sofferenze.

Faccio giusto una ventina di metri prima che delle strane luci mi compaiano davanti agli occhi. Flash e scintille luminose. C’è qualcosa che non va. Rallento e inizio a barcollare. I biscotti ancora non si trovano. Mi fermo e cala per un secondo il buio. Ohporcaccialamiseriastopersvenire! Nononononono!

La vista ritorna per un attimo. Faccio subito inversione di marcia e cerco di raggiungere di nuovo l’ingresso dell’ospedale, dove dovrebbero esserci delle sedie. Riesco a fare solo pochi passi barcollanti e il flash nero ritorna. Con un ultimo barlume di lucidità, il mio cervello urla “NON. PUOI. SVENIRE. QUI. C’è gente profumata ovunque e il pronto soccorso a due passi. Se ti portano dentro sei fregata!” Una scossa di adrenalina allontana per un secondo il velo nero, ma sento i muscoli cedere. Faccio l’unica cosa possibile per non cadere svenuta come una pera. Mi siedo. Subito. Lì. Sul marciapiede. In mezzo agli schitti di piccione. Che schifo.

La gente mi passa accanto. So cosa vede. Un cencio bianco con il braccio nudo steso e il cerotto del prelievo ben visibile. Una figura accasciata in mezzo al guano in simil overdose. Si ferma un signore anziano e mi chiede se sto bene. Una favola. Lo tranquillizzo con quel filo di fiato che ho e gli assicuro che il giramento di testa sta passando. Non pare molto convinto, ma dopo un po’ si allontana.

Pian piano la vista ritorna a fuoco. I muscoli ancora non pervenuti. Passa un’operatrice sanitaria che sta andando a timbrare il cartellino e mi chiede se ho bisogno d’aiuto. La ringrazio, ma no. È solo un attacco di debolezza post prelievo. Tra poco starò di nuovo bene. Mi guarda con disapprovazione e commenta: “Se stavi poco bene potevi tornare dentro a sederti.” Come no, signora. Non ci avevo pensato. Ma sa, preferisco sedermi sul guano. Le rispondo gentilmente con un sorriso fiacco: “Eh, non ci sono arrivata.” Mi fissa allibita, come se non avesse mai provato un crollo muscolare in vita sua (e forse è così), e si allontana.

Finalmente il controllo sui muscoli ritorna. Fiacco, ma c’è. Prendo il pacchetto di biscotti dalla borsa e inizio debolmente a sgranocchiare. Tre paia di occhi mi fissano dall’altro lato della strada. Due persone che aspettano l’autobus e mi fissano da quando mi sono accasciata e un piccione. Non so se gli sto occupando il bagno o se vuole un pezzo di biscotto, ma anche lui per fortuna mantiene le distanze.

Recupero un po’ di forza. Levo scotch e cotone dal braccio, abbasso con cautela la manica e mi rialzo. Lentamente mi trascino fino all’auto. Arrivo a casa e mi libero dei vestiti, potenziali vettori di almeno un centinaio di malattie. Collasso sul divano con una coperta e i brividi di freddo. Dopo due ore riemergo dal limbo e riesco finalmente a farmi una lunga doccia completa e togliermi ogni residuo di eau de ospedal dal corpo. Bene, ma non benissimo.

Cinque giorni dopo il braccio mi dà ancora fastidio. Ci sono un paio di ematomi verdegiallognoli e la crostina sul buco dell’ago. Ruotando l’arto il giorno prima, la vena deve essersi riaperta perché ho sentito male e come bagnato dentro l’incavo del gomito. Che spasso. Ora tocca al prelievo in struttura privata.

Mi siedo sulla poltrona di tortura e, stavolta, oso chiedere all’infermiera se per favore può bucarmi il braccio sinistro. Guarda sospettosa me e le mie occhiaie e domanda perché con fare accusatorio.

Signora, non sono una tossica. Inutile che mi guardi come se avessi il braccio devastato da qualche pera di eroina. Io li odio, gli aghi. E con la Sensibilità Chimica Multipla manco un’aspirina posso prendere!

Respiro profondamente e le spiego che “ho dovuto fare altre analisi i giorni scorsi e durente il prelievo si è rotta la vena, quindi mi dà ancora fastidio”. Risponde toccando la zona incriminata: “Ah, ma se vuoi possiamo prelevare qui più in basso sull’avambraccio”.

NO. NO. NO. E ancora NO. Ma che cavolo di problemi avete con le braccia sinistre?! Possibile che vogliate a tutti i costi staccarmelo ‘sto povero braccio? Voglio solo uscire da qui.

Dopo una breve contrattazione ottengo finalmente il prelievo sul lato sinistro. Ubriaca di disinfettante mi trascino fuori e penso che finalmente è finita. Anche per quest’anno è fatta. Speriamo i valori siano a posto, così magari aspetto sei mesi in più per il controllo successivo…

Qualche giorno dopo, con il peggio ormai alle spalle, scarico i referti online.

“Per motivi tecnici è necessario ripetere l’esame. Potete ripresentarvi in ambulatorio con il presente referto per un nuovo prelievo”.

Non ci credo. Non ci voglio credere.

PORTA PAZIENZA.

PORTA PAZIENZA.

PORTA PAZ…

@#$!%&*!3#€%!!

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5 commenti

  1. E’ da anni che normalmente ho un brusco calo di pressione se mi tolgo il sangue (ma dato che il mio corpo è tutto strano, ultimamente ho scoperto che mi basta bere acqua minerale per non andar giù di brutto). In ogni caso ogni volta ormai mi viene una febbriciattola che mi dura almeno una settimana!
    Per tutte queste ragioni ormai i prelievi del sangue me li faccio fare direttamente a casa…

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  2. Al solito, m’è venuta voglia di raggiungere i soggetti citati (infermiera uno, infermiera due, operatrice di passaggio e financo i tipi alla fermata dell’autobus) e prenderli a calci nei denti.

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